Oltre il mito di Paradiso e Inferno: gli stati dell'essere
- Leonardo di Lernia

- 15 mar 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo una pace profonda, un senso di gratitudine e connessione che ci avvolge completamente. Momenti in cui tutto sembra al suo posto, in cui il cuore è leggero, lo sguardo è colmo di amore e la vita ci appare piena di significato.
E poi ci sono momenti opposti. Momenti in cui la mente è affollata da pensieri negativi, in cui la paura, l’ansia e il senso di inadeguatezza prendono il sopravvento. Momenti in cui il mondo sembra ostile, in cui ci sentiamo separati dagli altri e da noi stessi.
Riflettendo su queste esperienze, mi sono chiesto: e se Paradiso e Inferno non fossero luoghi disponibili in una vita ultraterrena , ma realtà interiori che possiamo sperimentare già ora, in questa vita?
Questa domanda non è solo una provocazione, ma un invito a guardare oltre la narrazione tradizionale e a riscoprire il significato più profondo di questi concetti.
Un Paradiso già presente
Nel Vangelo di Luca (17,21) troviamo una frase di Gesù che spesso viene trascurata: “Il Regno di Dio è dentro di voi”. Non dice “sarà” dentro di voi un giorno, né che è un luogo lontano: dice che è già presente.
Se guardiamo ai grandi mistici cristiani, da Meister Eckhart a San Francesco d’Assisi, troviamo spesso questa stessa idea: il Regno di Dio non è una promessa futura, ma uno stato di coscienza a cui possiamo accedere qui e ora.
E in effetti, ci sono momenti della nostra vita in cui ci sentiamo già immersi in quel Regno. Quando siamo presenti con chi amiamo, quando lasciamo andare il controllo e ci abbandoniamo alla vita con fiducia, quando ci apriamo alla gratitudine, alla compassione e alla bellezza del momento presente.
Io stesso lo sperimento nei momenti in cui guardo mio figlio dormire, quando lo tengo tra le braccia e sento il suo respiro.. Ma anche quando viaggio in bicicletta, quando poso lo sguardo su un meraviglioso paesaggio che non mi appare distante dall'idea di paradiso terrestre. In quei momenti, non c’è futuro né passato: c’è solo l’amore. Ed è in quell’amore che sento il mio Paradiso.
L’Inferno come stato interiore. Non castigo eterno
Allo stesso modo, possiamo sperimentare l’Inferno già ora. Non c’è bisogno di immaginare fiamme e demoni: l’Inferno si manifesta nei momenti di angoscia, nella prigione della nostra mente, quando siamo schiacciati dalla paura, dal senso di colpa, dall’odio o dalla disperazione.
Tutti abbiamo vissuto giornate in cui la mente sembra un nemico, in cui ogni pensiero ci ferisce, in cui ci sentiamo separati, persi, incapaci di trovare pace.
E non è forse questa una forma di Inferno?
Ma allora perché ci hanno sempre detto che Paradiso e Inferno sono nell’aldilà?
Questa è la domanda che molti si pongono quando iniziano a vedere Paradiso e Inferno come stati interiori.
Perché nella tradizione cristiana si è sempre parlato di essi come luoghi da raggiungere dopo la morte?
Per comprenderlo, dobbiamo guardare alla storia.
1. Il Paradiso come ricompensa, l’Inferno come strumento di controllo
Per secoli, la religione è stata utilizzata come strumento di organizzazione sociale. La promessa del Paradiso e la minaccia dell’Inferno erano strumenti potenti per orientare il comportamento delle persone.
Se si dice a qualcuno che sarà ricompensato in Paradiso se si comporta bene, e che sarà punito all’Inferno se si comporta male, si ottiene una forma di controllo molto efficace. Questo non significa che la fede fosse solo un mezzo di manipolazione, ma è innegabile che la struttura religiosa ha spesso utilizzato la paura come leva per mantenere l’ordine.
2. La paura della libertà interiore
Se le persone scoprissero che il Paradiso è dentro di loro, che la pace e la gioia non dipendono da un’autorità esterna ma dalla loro capacità di essere presenti e consapevoli, la struttura religiosa perderebbe il suo ruolo di intermediario tra l’uomo e Dio.
3. La responsabilità personale: il vero motivo della resistenza
Accettare che siamo noi a creare il nostro Paradiso o il nostro Inferno è un’idea potente, ma anche scomoda.
Se il Paradiso e l’Inferno non sono luoghi decisi da un’entità esterna, allora significa che siamo responsabili del nostro stato interiore.
Questo può essere difficile da accettare, perché implica che, se in questo momento ci sentiamo in un Inferno interiore, in qualche modo è il risultato delle nostre scelte, delle nostre reazioni, del nostro modo di interpretare la vita.
Molte persone resistono a questa visione perché porta con sé il peso della responsabilità. È molto più facile credere che il Paradiso e l’Inferno siano eventi futuri, qualcosa che verrà deciso da altri, piuttosto che accettare che la chiave è già nelle nostre mani.
Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto fondamentale:
Se possiamo creare Paradiso e Inferno, allora cosa ci differenzia da Dio?
Questa domanda può spaventare, ma apre a una riflessione profonda sulla nostra natura spirituale.
Se accettiamo l’idea che possiamo creare la nostra realtà interiore, stiamo riconoscendo qualcosa di molto antico e presente in numerose tradizioni spirituali: la nostra natura divina.
Molti maestri spirituali hanno sempre sottolineato che l’essere umano ha in sé la scintilla divina, il potere di trasformare il proprio stato interiore e di creare la propria realtà.
Se possiamo generare Inferno o Paradiso dentro di noi, significa che abbiamo un potere creativo. Possiamo scegliere se vivere nella paura o nell’amore, se restare intrappolati nei meccanismi della mente o se aprirci a qualcosa di più grande.
Non sarebbe arroganza, pensare in questo modo.
È, anzi, il riconoscimento della nostra essenza più profonda. Un modo per ritrovare il controllo e la bussola della nostra vita
Vivere il Paradiso qui ed ora
Se accettiamo che il Paradiso è accessibile già in questa vita, allora la nostra spiritualità cambia completamente. Non si tratta più di aspettare un premio futuro, ma di imparare a vivere con maggiore presenza, amore e consapevolezza. Sapendo che in base alla direzione in cui volgiamo lo sguardo siamo in grado di creare una o l'altra esperienza.
La vera domanda è: dove scegliamo di abitare?
Forse, la vera spiritualità non è aspettare un premio dopo la morte, ma imparare a vivere con pienezza e consapevolezza già adesso.
In fondo, potresti mai immaginare un paradiso migliore della terra sulla quale vivi?
Io no.



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